Situato ai piedi del Monte Catria, l'Eremo di Fonte Avellana ha già da qualche tempo celebrato il millesimo anno di fondazione. Ancora oggi le varie strutture in cui si articola questo complesso maestoso mettono in luce le varie epoche di realizzazione. Fondato nel 979, diviene abbazia solo nel 1325. Nonostante le alterne fortune e la veneranda età, il complesso di Fonte Avellana si presenta in splendide condizioni, considerato che di molte abbazie marchigiane non esistono più tracce. Alla Chiesa, risalente al XII-XIII secolo, si accede attraverso un ampio piazzale. La biblioteca è famosa per la rarità di molti libri che vi si conservano, lo splendore dei codici e delle miniature.

Dedicata a San Vincenzo Vescovo di Bevagna, le cui spoglie furono traslate qui per proteggerle dall'invazione longobarda, l'abbazia sorge su un passo appenninico lungo la via Flaminia. Residui di fortificazioni fanno supporre che la fondazione sia avvenuta nel VI secolo; altri elementi certi la fanno risalire al X secolo. Uno dei primi restauri risale al 1271, quando si rese necessario il rifacimento della chiesa e del monastero in seguito alla devastazione subita dalla città di Cagli. Sulle pareti della chiesa (che conserva una sola delle due navate originarie, essendo quella di destra andata distrutta nel XVI sec.) sono visibili affreschi di scuola marchigiana.

  Fin dalla fondazione, probabilmente intorno al VII secolo, la vita di questo insediamento è stata caratterizzata da una perfetta integrazione con il territorio e con le sue risorse. La decadenza dell'abbazia coincise con l'esaurimento di tali risorse; addirittura nel 1422 venne trasformata in commenda. Dopo varie vicissitudini si arriva al 1848, quando si trasforma definitivamente in parrocchia. Restaurato negli anni cinquanta di questo secolo, il complesso conserva buone testimonianze sia della chiesa sia del monastero.

  Costruzione di straordinaria bellezza, situata in posizione strategica a strapiombo sul mare, la Chiesa di Santa Maria di Portonovo fu edificata nel 1034, anche se sulle sue origini si è discusso molto. A tale data si fa comunque risalire la costruzione della chiesa e del cenobio benedettino, mentre l'avancorpo della facciata è certamente di epoca successiva. Il restauro praticato verso la fine del secolo scorso ha contribuito in maniera determinante alla conservazione delle caratteristiche architettoniche romaniche.

Dall'agionimo Vittore, martire della Licia, e dal latino "clausus" a indicare la strettoia montana o gola entro cui scorre il fiume Sentino. L'abbazia risale all'XI secolo e viene definita una delle espressioni più compiute del romanico marchigiano. L'interno è a pianta quasi quadrata, a tre navate divise da quattro robusti piloni cilindrici su cui è impostata la cupolina; l'insieme, di grande slancio, è movimentato dalle absidiole laterali e dalle absidi della parete di fondo.

Immersa nella stupenda cornice verde della Riserva naturale Abbadia di Fiastra, il complesso monastico fu fondato nel 1142 da un gruppo di monaci staccatosi dall'Abbazia di Chiaravalle di Milano. L'arrivo dei monaci trasformò profondamente questa zona paludosa in un vivace centro religioso, culturale e commerciale. Solenne e maestosa, in stile romanico-gotico, l'abbazia contiene i caratteri tipici dell'architettura degli edifici cistercensi e fu realizzata in parte con materiali di riporto provenienti dalla romana Urbs Salvia, situata a breve distanza. All'interno del complesso lo splendido chiostro, restaurato nel XV secolo, ospita numerose manifestazioni culturali. I restauri succedutisi nel corso degli anni e il ritorno dei monaci cistercensi hanno riportato questo complesso all'antico splendore.

Le prime notizie di un'abbazia situata sulle rive del fiume Chienti si hanno nel 936. L'Abbazia di Santa Maria a piè di Chienti è uno degli esempi più tipici di architettura cluniacense. La struttura originaria era molto più complessa di quanto non appaia attualmente, dal momento che i monaci dovettero studiare un efficace sistema di difesa contro l'azione del mare. Addirittura, ed è questa una delle peculiarità della chiesa, nel quattrocento fu realizzato un piano di calpestio sopraelevato, per difendere la chiesa dalle continue alluvioni. In seguito la realizzazione di opere esterne di bonifica consentirono la riapertura del piano inferiore.

Anche nell'area dei Sibillini la presenza dei Benedettini fu molto diffusa; le abbazie sparse sul territorio, alcune delle quali scomparse, ne sono una fedele testimonianza. L'abbazia dei SS.Ruffino e Vitale fu eretta nel VI secolo ma fu completamente modificata, assumendo le forme romaniche, nel XIII secolo. Di grande impatto visivo il massiccio campanile esterno. La planimetria interna di sviluppa su tre piani: le navate, la cripta sottostante e un tempio ipogeo che reca i resti di una pittura muraria del 1100. A breve distanza da Amandola troviamo un'altra abbazia quella dei SS. Vincenzo e Anastasio, risalente allo stesso periodo della precedente fondata dai Benedettini e modificata nel trecento.

 

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